Nota biografica su Suor Veronica del SS. Sacramento

14. Inizi di rinnovamento

Nel 1948 la M. Chiara Francesca Scalfi, finito appena il noviziato e professato i voti solenni (essendo stata precedentemente professa nell’Istituto delle Dame inglesi), viene eletta Abbadessa. Con lei iniziano cambiamenti importanti. La Madre non operava nella ricerca di una mitigazione dell’antica austerità; si era resa conto che certe condizioni avevano finito per incidere negativamente sul tenore spirituale. Perciò, senza alcuna risorsa finanziaria, ma con una fede e un piglio da straordinaria donna d’azione, mette mano a lavori di riordino e di trasformazione: costruisce una nuova infermeria al pianterreno, così da consentire alle Monache inferme di intervenire alla Messa, al refettorio e alla ricreazione, trasportate su sedie a rotelle, riorganizza insomma la vita del Monastero; tutte sentono che qualcosa sta cambiando. La nuova Abbadessa avverte soprattutto i gravi limiti culturali della Comunità come pure la povertà della formazione offerta da un’organizzazione tutta basata sulla pietà devozionale. Il Monastero, rimasto immobile per secoli, tenacemente legato alle sue tradizioni e consuetudini, si sta preparando a mutamenti importanti.

Nel maggio del 1952 muore la M. Teresa Pazzi: quell’evento, pianto da tutte, rappresenta quasi lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo. Con la cara Madre si chiudeva un ciclo: molte erano state formate da lei nel tempo in cui era stata Maestra delle novizie e Abbadessa saggia e illuminata; ma apparteneva a una storia che con forza ormai si apriva al nuovo e se anche la vita claustrale poteva essere meno permeabile al vento nuovo che spirava nella Chiesa, tuttavia si cominciava a sentire l’esigenza di un respiro più ampio: era proprio il progresso interiore che lo esigeva. Il nuovo cammino doveva essere tracciato da chi per la sua storia e la sua formazione, fosse in grado di tenere la bussola con lume e prudenza. Alla M. Chiara Francesca toccò appunto questo compito; nei lunghi anni in cui ebbe la responsabilità della Comunità e poi dell’intera Federazione del Nord Italia, tracciò la rotta insistendo soprattutto sulla formazione delle giovani, dalle quali dipendeva, alla fine, la continuità dello spirito dei Fondatori; e per dargli continuità era necessario sfrondarlo da interpretazioni e consuetudini, che nel tempo si erano accumulate, spesso appannandolo.

M. Chiara Francesca ebbe sempre in Suor Veronica la Maestra nelle cose dello spirito, se la portava spesso con sé nei suoi viaggi e la teneva come sicura consigliera. Suor Veronica ebbe nella sua antica Novizia una nuova Madre: a lei confidava ogni cosa, a lei riportava scritto su pezzetti di carta, così come aveva sempre fatto in precedenza con le sue Superiore, ciò le «pareva» di aver sentito dal Signore. Di quelle carte la M. Chiara Francesca non ne conservò nessuna, né consegnò alla carta alcuna nota intima della sua amata figlia; solo molto tardi, ad uso del P. Clemente di S. Maria, si deciderà ad appuntare gli episodi, per altro noti a molte Monache per averli mille volte raccontati.

Inizio pagina