Nota biografica su Suor Veronica del SS. Sacramento

6. Cappuccina povera di S. Chiara

Mentre M. Cesira trascorreva al Conservatorio della Provvidenza gli anni della sua adolescenza, la cronaca era densa di avvenimenti importanti e tragici. Abbiamo accennato ai fermenti a Ferrara e Provincia legati soprattutto alla questione agraria; ma allargando lo sguardo vediamo che tutta la Nazione era impegnata in gravi questioni, basti ricordare la guerra di Libia.

Nelle elezioni del 1914, in Provincia i socialisti conquistano 15 comuni su 21. Come reazione si coalizzano le forze integraliste favorevoli all’intervento dell’Italia nella guerra contro l’Impero Austro-Ungarico per la risoluzione della questione trentina; tra i capi di questa fazione si distingue Italo Balbo. Contemporaneamente il sindacalismo rivoluzionario che aveva i suoi maggiori rappresentanti in Provincia in M. Bianchi, nei fratelli Pasella e in E. Rossoni, si stava avviando verso il Fascismo. Era il preludio alla prima grande guerra, che avrebbe fatto di Ferrara una città di retrovia.

Nel Conservatorio entrava solo qualche eco di tutto quanto avveniva di fuori; alle collegiali le notizie giungevano attraverso l’appello alla preghiera per la pace sociale e per coloro che si preparavano a partire. Intanto diventava più difficile la vita: rincaravano i prezzi, le difficoltà si moltiplicavano per tutti e per i poveri la povertà diveniva più dura. I giovani e gli uomini validi erano inviati al fronte, le campagne restavano desolate, tutte le attività erano duramente penalizzate da quel massiccio esodo di mano d’opera. Nei primi mesi del 1915 era tutto un fervore di preparativi per quella che doveva essere l’impresa eroica della liberazione delle terre italiane occupate dallo Straniero. I discorsi erano sempre più aspri e non mancavano le violenze. È in questo clima che matura la sua vocazione al Chiostro; ed è ancora in questo contesto che a M. Cesira viene chiesto di offrirsi vittima.

Negli ultimi mesi del 1914 M. Cesira, accompagnata da Suor Serafina Gavazzo, era andata a “farsi vedere” dalla M. Costante Salvi, l’Abbadessa di S. Chiara, la quale, tanti anni prima, era stata alunna della Provvidenza e aveva grande stima dell’opera educativa delle Suore. Nel gennaio del 1915 scrisse la domanda per essere accolta nel Monastero delle Cappuccine povere di S. Chiara. Il Cardinale Arcivescovo, fattole l’esame di vocazione, diede il suo permesso. Finalmente la mattina dell’11 marzo del 1915, accompagnata dalla Superiora del Conservatorio, dalla mamma e da alcune amiche M. Cesira si presentò al Monastero; dopo la messa diede un ultimo saluto a quanti le erano attorno e varcò per sempre la soglia della clausura; aveva compiuto i 18 anni da qualche mese.

Iniziava così il postulandato, un tempo previsto di 4 mesi, dopo il quale, con la vestizione, avrebbe cominciato il Noviziato. Fu affidata a Suor Teresa Pazzi, la Maestra delle novizie, una donna saggia ed equilibrata che di lì a poco sarebbe stata eletta Abbadessa e, alternandosi prima con la M. Costante Salvi e poi con la M. Cecilia Lombardi avrebbe governato la comunità fino al 1947. Tra la giovane postulante e la M. Maestra nacque immediatamente un grande affiatamento che consentiva alla giovane di confidarsi come con la propria madre, un uso che mantenne sempre, fino alla morte della M. Teresa, avvenuta nel 1952.

Quel primo tempo di vita religiosa risultò singolarmente penoso a Suor Veronica. Benché la vita al Conservatorio, sotto tanti aspetti, fosse stata per lei ben più austera, nel Monastero, più che le condizioni di vita, le pesava l’isolamento che la regola imponeva alle postulanti, la prolungata solitudine, il dovere imparare ogni cosa daccapo e poi, ci sembra, quel bisogno continuo di approvazione e il conseguente timore di non risultare all’altezza delle attese, che le generava pianti continui. Ebbe pace solamente quando si vide ammessa al Noviziato, che però fece sotto la guida di Suor Serafina Fabbri, un’altra anima di singolare virtù, che le fu sempre vicina, specie nei lunghi anni di malattia.

La Comunità di S. Chiara era allora abbastanza numerosa: una trentina di Monache ben distribuite per età; al suo ingresso in Noviziato, Suor Veronica trovò tre giovani di poco maggiori di lei, le sorelle Suor Pia e Suor Letizia Laderchi e Suor Celeste Bolognesi.

Questi episodi di vita familiare restano sullo sfondo di una storia che si carica sempre più di tinte fosche. Si avvicinava la guerra, pretesa dagli interventisti e paventata dai poveretti che non sapevano nulla della questione trentina, né poteva importargliene, ma avrebbero dovuto combatterla. Il 24 maggio 1915 le truppe italiane varcavano il confine austriaco e iniziava la guerra, i cui effetti si sarebbero visti ben presto anche a Ferrara, infatti dal fronte cominciarono ad affluire i feriti: la guerra si mostrava così nella sua tragica realtà; tra i molti ricoverati nell’ospedale militare ospitato nella villa estiva del Seminario ad Aguscello, a pochi chilometri dalla città, si incontravano in quel periodo i padri della pittura metafisica, De Chirico, Savinio, Carrà.

Il Monastero era molto povero e in quegli anni, penosi per tutti, la povertà si faceva ancora più sentire: le Monache vivevano infatti di carità, che diminuiva col crescere dei disagi economici, e impiegavano il poco tempo a disposizione in lavori di sagrestia e di devozione. Alcune Monache facevano il bucato dei panni liturgici per qualche chiesa, altre erano occupate al telaio, ma in genere tutte quelle in grado di lavorare erano dedicate alla cura del Monastero, capace di ospitare fin’anche una cinquantina di Monache (una capienza che fa pensare a tempi di singolare prosperità quanto alle vocazioni). Lo stile di vita era rimasto lo stesso dalla fondazione e tutto era regolato secondo un consuetudinario che prevedeva minutamente ogni cosa.

Il terreno che si stendeva oltre il chiostro fino a via Bellaria era coltivato da un ortolano, che forniva alla comunità verdura e frutta, vendendo il resto al mercato.

Dopo l’anno canonico, benché Suor Veronica cominciasse a mostrare quella salute cagionevole che le durò per tutta la vita, il Capitolo l’ammise ai voti semplice, che ella pronunciò il 23 ottobre del 1916, festa del Nazzareno. Cominciava allora il triennio di professione semplice, che terminò con la professione solenne, il 23 ottobre 1919. Suor Veronica è tutta del Signore, sua sposa per sempre. Ma proprio ora che con la consacrazione monastica veniva stretto un legame di forza singolare con il suo “Tesoro”, maturava il tempo in cui la speciale vocazione avvertita anni prima avrebbe avuto il suo sviluppo.

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