Nota biografica su Suor Veronica del SS. Sacramento

11. Di nuovo a un passo della morte

Nel 1933 si celebrava in tutta la Chiesa l’Anno santo della redenzione, fortemente voluto dal Papa Pio XI. In tutte le Diocesi si organizzavano manifestazioni pubbliche con largo concorso di fedeli. A Ferrara, il giovedì santo venne portato solennemente in Cattedrale il venerato Crocifisso di S. Luca e aveva inizio la missione guidata dai PP. Passionisti.

Quello fu un anno segnato duramente per il Monastero di S. Chiara; nel giro di meno di un mese, a partire dal Natale del 1932, erano morte tre Monache e la salute di Suor Veronica a gennaio cominciava a dare segni preoccupanti. Gli esami clinici confermarono i timori: il terribile male era tornato e per di più con una virulenza che poteva solo lasciare adito alle previsioni più nere. Il dottor Calzolari non lasciava speranze: sarebbe stata questione di mesi. Suor Veronica venne dunque ricoverata nell’infermeria e il 13 febbraio ricevette l’Unzione dei malati. La febbre montò altissima, al punto da spaccare per due volte il termometro che il medico le aveva applicato per misurare la temperatura; i dolori erano acutissimi e ormai si dispera di lei, ma la malattia non giungeva mai al suo naturale epilogo. Il dott. Calzolari chiamò a consulto altri suoi colleghi e tutti si trovarono d’accordo nel dire che non era scientificamente spiegabile il perdurare di quelle condizioni, né il decorso clinico, che per la ragionevole previsione basata sugli esami eseguiti, avrebbe dovuto essere breve e infausto. Questa situazione durò tutta la quaresima e il periodo della missione cittadina; il 25 maggio, festa dell’Ascensione, la febbre ritornò a 37 gradi: ancora una volta era guarita, pur conservando la consueta fragilità. Per il medico, che l’aveva seguita in quei lunghi mesi di sofferenza era evidente che quella di Suor Veronica era, come egli si esprimeva, una “malattia spirituale”.

La guarigione, anche questa volta non significava la fine delle sofferenze, che anzi si mantennero sempre fortissime. Semplicemente furono sofferenze fisiche meno appariscenti, che però spesso lasciarono il luogo a patimenti morali altrettanto profondi. Con il rinnovo delle cariche, avvenuto nell’ottobre successivo, Suor Veronica si trovò libera da ogni impegno; il registro degli uffici per quell’anno recita infatti: “Suor Veronica in infermeria, ammalata”. Evidentemente, nonostante la guarigione si preferì usarle, per quanto possibile, qualche riguardo; stando in infermeria poteva essere meglio accudita dalle infermiere e poteva godere di qualche lieve conforto, come dormire nel letto anziché sulle tavole, avere un poco di tepore nella stanza durante i mesi freddi; inoltre le inferme erano dispensate dalla levata notturna per il mattutino e dal cibo di magro; rimarrà infatti in infermeria fino al 25 febbraio 1937.

Nell’agosto di quello stesso anno fu colpita un altro dolore: dopo una lunga malattia, era morto a Rimini il P. Costantino Bonvicini. Da allora, benché ella più volte ne avesse fatto richiesta all’Arcivescovo, non ebbe più un direttore spirituale, ma si atteneva alle indicazioni del Confessore e soprattutto alla direzione della M. Teresa Pazzi.

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