Nota biografica su Suor Veronica del SS. Sacramento

7. Lutti e miseria

Tra ottobre e novembre del 1917 l’esercito italiano aveva subito la disastrosa sconfitta di Caporetto. A Ferrara giungono frotte di sfollati e di soldati disertori. Presso la gente delle campagne, che sente particolarmente il peso del conflitto, per la perdita della mano d’opera di tanti uomini e giovani, la guerra diviene sempre più impopolare. A Ferrara si moltiplicano le condanne per disfattismo. Il 4 novembre 1918 finalmente cessano le ostilità e i soldati ritornano alle loro case; l’Italia celebra una vittoria che ha avuto un prezzo altissimo in termini di vite umane e costi economici; ben presto si farà sentire il peso della disoccupazione: ai disoccupati stagionali infatti, si aggiunge un terzo dei militari che tornano dal fronte.

Nel 1919 la disoccupazione raggiunge livelli preoccupanti; aumentano i furti; in luglio a Ferrara come pure in alcuni paesi si susseguono episodi di assalti a botteghe e negozi da parte di braccianti e della popolazione più povera. A poco serve l’intervento delle autorità. Alle elezioni politiche di novembre la vittoria socialista rischia di far scomparire i partiti liberali e cattolici, aumentando, per reazione, le preoccupazioni della borghesia.

Nella Clausura di S. Chiara la situazione dell’Italia e del mondo risuona soprattutto attraverso il lamento di tante madri e spose che vengono a chiedere preghiere. Sono ben lontani i facili trionfalismi dei politici che pregustavano i vantaggi di una vittoria: alle Monache giunge piuttosto il gemito degli umili, che piangono i loro morti e lamentano la miseria.