Nota biografica su Suor Veronica del SS. Sacramento

10. Il fascismo e la Chiesa a Ferrara. Mons. Bovelli Arcivescovo

La situazione in città e in Provincia risentiva sempre di più della presenza fascista; gli animi di molti cattolici erano divisi: da una parte non si poteva non vedere la violenza e la prepotenza con cui il nuovo potere schiacciava ogni fermento democratico, dall’altra esso si presentava come argine efficace alla minaccia socialista; per di più nel febbraio del 1929 si era chiusa la questione romana con i Patti Lateranensi, un successo politico che aveva accreditato il governo di Mussolini presso l’opinione pubblica cattolica.

Nel gennaio del 1930 faceva il suo ingresso in Diocesi il nuovo Arcivescovo, Mons. Ruggero Bovelli. Con lui qualche anno più tardi avrebbe scambiato un ricco epistolario. In quello stesso anno la mamma di Suor Veronica venne accolta nella Casa di Ricovero del Comune; a 63 anni era ormai vecchia, logorata da una vita di duro lavoro e di stenti. In una lettera alla sua antica Superiora del Conservatorio della Provvidenza, Suor Veronica scriveva: «La mia povera mamma è stata collocata al ricovero, non essendo più in grado di poter servire e guadagnarsi da vivere». La povera donna sarebbe rimasta all’Ospizio comunale fino alla morte, avvenuta il 9 marzo del 1945, prestando qualche servizio domestico al cappellano, don Francesco Fini. Se si pensa all’attaccamento di Suor Veronca alla mamma si può intuire la pena che deve avere accompagnato quel periodo. La Ceserina, dopo l’ingresso della figlia in Monastero, non aveva più su chi contare; allora non esisteva la previdenza sociale e chi non fosse stato più in grado di mantenersi col proprio lavoro e non potesse contare su familiari generosi e accoglienti aveva dinanzi solo la miseria. L’Ospizio di mendicità era dunque una benedizione. La mamma di Suor Veronica fu certamente aiutata dalle Suore della Carità del Conservatorio della Provvidenza a trovare ospitalità nel Ricovero (infatti anche là esse avevano una Comunità che si prendeva cura degli anziani) e, più ancora, sorretta dalla benevolenza di don Fini.

Con l’arrivo del nuovo Arcivescovo, la Diocesi viveva un momento di particolare fervore, ma era purtroppo alla vigilia di uno scontro doloroso col regime fascista; infatti nel maggio del 1931 veniva decretato lo scioglimento dei Circoli cattolici; in Provincia di Ferrara si contavano 36 circoli maschili e 34 circoli femminili. Fu un duro colpo, che soltanto la prudenza e la capacità di Mons. Bovelli riuscì a rimediare mediante un generale riassetto dei circoli cattolici, che poterono così trovare un po’ di spazio per la loro azione.

Era comunque l’inizio di una lotta che sarebbe terminata solo con la caduta del fascismo e la fine della seconda guerra mondiale, le cui premesse già si potevano intravedere nel crescente malessere degli Stati europei.

Nel 1931 a predicare gli esercizi spirituali che tradizionalmente si tenevano nel mese di maggio fu chiamato il P. Costantino Bonvicini, dei frati minori, del convento di S. Spirito. Egli era già ben conosciuto dalla M. Teresa Pazzi, rieletta abbadessa nel dicembre precedente. Quello fu il primo incontro che Suor Veronica ebbe con colui che alla fine di giugno diverrà il suo direttore spirituale. Egli le diede subito l’ordine di scrivere l’autobiografia e Suor Veronica si mise di buona lena, sicché alla fine dell’anno aveva ormai finito di scrivere tutto quanto riguardava la sua vita fino a quel punto. Il P. Bonvicini sarebbe stato il suo ultimo direttore spirituale; con la sua morte, avvenuta solo due anni più tardi, a Suor Veronica non fu dato altro che il Confessore della Comunità e il consiglio della buona M. Teresa Pazzi, che le fu accanto fin quando morì, nel 1952.

Durante l’estate di quell’anno l’Arcivescovo Mons. Ruggero Bovelli si recò in visita pastorale al Monastero e si incontrò con tutte le Monache; quella fu la prima volta che Suor Veronica si incontrava col pastore della Diocesi. Più tardi, soprattutto durante il periodo bellico, gli invierà molte lettere, relative soprattutto alla situazione in cui versava la Comunità, ma anche comunicazioni celesti sul destino della città e appelli alla conversione.

A seguito della illuminata direzione spirituale del P. Giulio e poi del P. Costantino, erano cessate da parte della gente molte di quelle manifestazioni che avevano creato disagio in Suor Veronica e nella Comunità. L’afflusso di quelli che venivano a chiederne la preghiera e il consiglio continuava, ma in maniera composta e senza clamori.

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