Il Pentimento, di don Ivano Casaroli
La Penitenzieria Apostolica ha da poco pubblicato un documento su “Il sacramento della riconciliazione. Fondamenti Biblici, Formazione presbiterale e Guida pratica”, a cura dei cardinali Angelo De Donatis e Mauro Piancenza, il primo attuale Prefetto della Penitenzieria Apostolica, e il secondo è emerito dello stesso ufficio. Nella breve introduzione si riconosce il quasi abbandono della pratica della confessione anche a causa della sfiducia: “è possibile ricominciare davvero?”.
Il volume è diviso in quattro parti: perché confessarsi ancora oggi?, fondamenti biblici del sacramento della riconciliazione, il sacramento della riconciliazione nella formazione dei futuri presbiteri, guida pratica alla dinamica del sacramento.
Sento l’uscita di questo volume come una grazia offerta per continuare la nostra riflessione sul sacramento della riconciliazione iniziata con la presentazione del volume “Esame di coscienza” di sr Veronica del SS. Sacramento. L’esame di coscienza il cardinale Angelo De Donatis lo chiama “il punto zero” del sacramento, punto zero che è come la decisione di partire del figliol prodigo: “mi alzerò e andrò da mio padre”. E’, l’esame di coscienza, una strada fatta con il pensiero del padre che incontrerò, più con il desiderio del suo abbraccio che con il timore del suo rimprovero. Desiderio del suo abbraccio perché mi riconosco bisognoso di essere ancora amato e di imparare ancora ad amare.
Lasciarsi guardare da Dio suscita il desiderio di non perdere più la dolcezza di quello sguardo, di quella voce, di quell’abbraccio che sento già sostenere il cammino del mio ritorno. La risposta a questo desiderio è “il dolore dei peccati”.
Talvolta di fronte alle azioni, gesti o parole, che sorprendono noi stessi abbiamo come l’impulso di dire “però io non sono così”. Tendiamo così ad allontanare le nostre azioni da noi, a dirci in fondo che non abbiamo bisogno di essere salvati, forse solo un po' consolati e incoraggiati. Invece “alcuni abitanti di Gerusalemme, al sentire che Gesù era stato crocefisso, “si sentirono trafiggere il cuore” (Atti 2,37). Gesù ha dato la sua vita per il perdono dei nostri peccati, per riparare la rottura del nostro rapporto filiale con il Padre. E’ questa trafittura, questa compunzione, questo dolore dei peccati che speriamo sia l’inizio di un rinnovato sentire l’amore del Padre. “Trafiggere” allora è come l’inizio di un cammino spirituale in cui, amando sempre più l’Amore, impariamo a vivere di Lui, con Lui e per Lui. Sentire di essere trafitti, sottolinea il testo della Penitenzieria Apostolica, è “il primo segno dell’irrompere della grazia dello Spirito santo in noi”. E’ lasciarsi rivestire della veste bianca che ci permette di rispondere all’invito del re per le nozze di suo figlio.
Nella Scrittura si racconta che il profeta Nathan racconta a Davide di un grande sopruso verso un debole e ordina di trovare quell’uomo, il profeta gli dice: “tu sei quell’uomo”. Nasce dall’accogliere questo coraggio di stare, senza darsi giustificazioni, di fronte al proprio peccato un cuore “contrito e umiliato” e già sulla strada della libertà. L’egoismo e l’amor proprio sono il tentativo di auto giustificarsi e il fastidio di essere giustificati. Ma la grazia non è mai a buon mercato.
L'articolo "Il pentimento" di don Ivano Casa è anche disponibile in formato PDF (una pagina, 53 kb.)