Esame di coscienza, senza perde senso la confessione, di don Ivano Casaroli
 

Copertina del libro 'Esame di coscienza'

A leggere le pagine che sr Veronica prepara per l'esame di coscienza della sua vita e i propositi successivi si rimane sconcertati: subito per quella che noi chiameremo pignoleria e poi, con stupore, per il coraggio con cui guarda alla propria vita religiosa e per la profonda conoscenza di se stessa. A queste sensazioni a volte arriviamo a stupirci per la forte volontà di progredire sulla strada della santità.

Una delle distanze tra noi e sr Veronica è il diverso atteggiamento verso la confessione. Una distanza di mentalità più che di pratica. Certo oggi ci confessiamo molto meno di ieri sostanzialmente perché il nostro cammino cristiano è lasciato al caso, alle suggestioni e alle situazioni; se non facciamo tanti disastri diciamo esplicitamente che siamo, tutto sommato, buoni cristiani e che in fondo non abbiamo granché da confessare, tranne qualche situazione che ci sta a cuore, che occupa i nostri pensieri. Suor Veronica aveva davanti a sé il Vangelo incarnato nella regola monastica, noi abbiamo noi stessi e le nostre fluttuazioni psicologiche.

“Una sera durante la santa meditazione, vedendomi tanto brutta nell'anima (il corsivo è mio), concepii il pensiero di fare un corso di esercizi spirituali, così da me, sugli esami spirituali che mi sono scritta io per ispirazione di Gesù, con la speranza di poi incominciare una vita nuova”. La confessione più che una verifica del cammino dentro la quotidiana vita monastica, è attesa come un incontro con il cuore stesso di Dio sentito vivo anche attraverso le indicazioni dei superiori, delle consorelle, del confessore e della vita dei santi. I Quaderni ci fanno toccare con mano, attraverso i propositi, diversi negli anni, la crescita spirituale di sr Veronica.

Oggi, dicevamo, viviamo una atmosfera umana ed ecclesiale molto diversa, più ricca per tanti aspetti e meno vissuta per moltissimi altri. Per molti cristiani la confessione è una questione confusa; non far crescere con noi i comandamenti; non stiamo, a ormai moti decenni dal Vaticano II davanti alla parola di Dio; non abbiamo coltivato il legame tra la fede e la vita; non abbiamo avuto la preoccupazione di crescere nella fede e pochi ci hanno stimolato a farlo. Una delle parole di giustificazione che sento dire più spesso è: “non ho un buon rapporto con la confessione” e quindi sono giustificato se non mi confesso. E' il segno che, anche senza saperlo siamo smarriti, senza punti di riferimento e il panorama della nostra vita è piatto, non sappiamo nemmeno se stiamo camminando: una azione vale l'altra, nessuna è vera veramente.

In questi anni le modifiche pastorali e liturgiche avvenute intorno al sacramento della riconciliazione, nonostante le buone intenzioni non hanno portato risultati significativi. Il punto è che se cala la fede, cala anche il desiderio di vivere secondo la fede e il peccato viene misurato sul codice penale. Sempre in confessionale tutti affermano di essere peccatori, ma come una scusante a una condizione che appartiene a tutti.

La buona notizia che siamo perdonati e quindi salvati dalla condizione di pena eterna non è colta, il Crocefisso fa tenerezza per l'ingiustizia di cui è stato vittima, ma siamo lontani dal sentire che quella morte è per noi, per la mia salvezza. Eppure nella società si avverte il bisogno di riconciliazione, la coscienza sociale si è fatta attenta all'ingiustizia dentro la quale molti popoli sono costretti a vivere. E sempre l'ingiustizia è povertà, abbandono, schiavitù.

Più che un invito a leggere Esame di coscienza di suor Maria Veronica del SS. Sacramento, queste righe sono diventate una piccolissima riflessione sul sacramento della riconciliazione come lo sentiamo oggi. Già i nomi con i quali viene chiamato è indice di una certa varietà, anche teologico-pastorali, di sentirlo, di proporlo e di viverlo: riconciliazione, perdono, confessione.

Leggendo Esame di coscienza balza evidente la volontà di vivere intensamente la vita di fede attraverso la vita quotidiana di un convento. Tutto è poi reso evidente attraverso l'esame di coscienza al termine di ogni giornata. Un esame non di fronte a se stessi, ma di sè davanti al Signore con il fine di vivere sempre nella grazia di Dio che è disposizione stabile e soprannaturale che permette all'anima di vivere con Dio e di agire nel suo amore.

Dio mi guardi dal giudicare, ma ho l'impressione che manche a livello comune questa preoccupazione di vivere davanti al Signore (in grazia di Dio) e perciò anche il nostro esame di coscienza e la nostra confessione è più la ricerca, a volte anche inconsapevole, di un colloquio, per trovare, o anche ritrovare, la strada della pratica della vita cristiana.

Tutti in questi anni, anche il Cammino sinodale, segnalano che sta paurosamente esaurendosi il patrimonio di formazione ereditato dai nostri padri. Forse anche ora la Madre sta dicendo a Gesù “non hanno più vino” e Gesù sta dicendo a noi “riempite di acqua le idrie” e fatelo girare tra gli invitati.

L'articolo "Esame di coscienza" di don Ivano Casa è anche disponibile in formato PDF (2 pagine, 102 kb.) Per accedere all'articolo

L'articolo prosegue con "Il pentimento"