Il grido del povero sale verso Dio, di Francesco Paparella
 

Ultimo volto di Suor Veronica

La "positio" viene ora consegnata all'esame di cardinali e vescovi

Altro passaggio importante nel processo presso il Dicastero per le Cause dei Santi a Roma per la ferrarese Suor Maria Veronica del SS. Sacramento.

Su queste pagine fu data ampia rilevanza alla chiusura della fase diocesana, che avvenne a Roma il 15 ottobre del 2021 alla presenza di S. E. Mons. Perego e di una delegazione di ferraresi per lo più appartenenti all'Associazione Suor Maria Veronica del SS. Sacramento, attiva nel ricordo e nella diffusione della spiritualità di questa nostra concittadina.

Maria Cesira Pazzafini, questo il suo nome prima di entrare in convento, nacque a Ferrara il 16 novembre del 1896, in un contesto di povertà e tra difficoltà di vario genere, tanto da costringere la madre ad affidare la bambina a poco meno di 8 anni al Conservatorio della Provvidenza che si trovava nel complesso attiguo alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo – oggi sconsacrata - al n. 1 dell'attuale via Benvenuto Tisi da Garofalo. Da lì non fece più ritorno nella casa materna in quanto nel 1915, all'età di 18 anni, entrò nel Monastero delle Cappuccine di c.so Giovecca, dove rimase fino alla sua morte l'8 luglio del 1964.

La Comunità delle Cappuccine attraversò le due guerre mondiali tra gravi ristrettezze, dal 1922 al 1926 e poi ancora nel 1933 Sr Veronica trascorse lunghi periodi di malattia che contrassegnarono la sua esistenza terrena ed una vita fatta di obbedienza ma anche di grande consolazione per chi si rivolgeva a lei. Fu subito chiaro che la sua non fu un'esistenza qualunque e alla sua morte seguì una chiara fama popolare di santità.

Avviate le ricerche sulle sue virtù fin dal 1967 con incarico conferito a Mons. Tiberio Bergamini si arrivò ad aprire la fase diocesana il 15 gennaio 2015 con una celebrazione in Cattedrale.

Il Vescovo Daniele Libanori, che prese l'eredità di mons. Bergamini nell'approfondire la vita della nostra concittadina, in occasione della chiusura della fase Diocesana ebbe a dire proprio da queste pagine: «Studiarne la figura è stato per me aprire gli occhi su quella che si potrebbe chiamare la “Ferrara minore”, abitata da gente umile e di bassa condizione, che in silenzio e con tenacia di fatto tira il carro della storia. Non è un caso che essa sia amata soprattutto dalla gente semplice. E non meraviglia, dato che questa era ed è la caratteristica più nota dei cappuccini».

A fine luglio si è avviata a chiusura anche la fase romana del processo canonico di beatificazione, con la redazione della Positio, da parte del Postulatore generale dell'ordine dei cappuccini – Fr. Carlo Calloni – che raccoglie in un unico volume caratterizzato dal tipico colore rosso, tutta la documentazione a supporto dell'esercizio eroico delle virtù cristiane della “putina”, come Suor Veronica era chiamata dalle sue consorelle, un nome che metteva in evidenza l'ingenuità e la semplicità fanciullesca che la caratterizzò per tutta la vita, anche quando divenne Madre maestra delle novizie.

Questo grande lavoro di raccolta di tutte le testimonianze e delle prove confluite nel “Libro rosso” sarà sottoposto al giudizio di una commissione composta da Vescovi e Cardinali, chiamati a giudicare se Sr Veronica ha vissuto in modo eroico le virtù teologali e cardinali nonché i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza. Se questo giudizio sarà positivo, il Santo Padre potrà decretare la venerabilità di questa semplice suora ferrarese che visse quasi 50 anni nel monastero di c.so Giovecca, dove, nel 1974, dal Cimitero della Certosa furono traslati i suoi resti mortali.

L'articolo completo del dott. Francesco Paparella è anche disponibile in formato PDF (una pagina, 543 kb.) Per accedere all'articolo completo